Per il 2026, riabitiamo il potere!
Ciao 2025.
È sempre più difficile separare la vita ordinaria da quel che ci circonda: poteva decisamente essere un anno migliore.
Ci stiamo abituando a disabitare il potere: cabine elettorali sempre più vuote, diffidenza verso i sindacati, rassegnazione e paura anche tra i gruppi più radicali, stigma sociale verso chi fa attivismo e qualsiasi rivendicazione, persino su temi che ci riguardano direttamente.
Tutto questo sta legittimando la peggiore classe dirigente e sta impattando visibilmente sulla nostra serenità.
Dietro momenti di felicità e sorrisi di circostanza, ci sono molti sguardi stanchi: per la mia generazione, il senso di impotenza si somma alle scarse opportunità del nostro territorio, dove scegliere di restare e costruire una vita stabile appare sempre più difficile.
Mi avvio a un 2026 di incertezza lavorativa insieme a 6000 precari della Giustizia, perché ad oggi non c'è stato quel moto di coscienza collettiva necessario per una rivendicazione semplice e costituzionalmente garantita: il diritto al lavoro, mentre si stanziano senza problemi ingenti risorse per il riarmo.
Nonostante una risposta popolare molto forte al genocidio in Palestina e di cui andare orgogliosi, è bastato un controverso e disatteso "accordo di pace" per acquietarci e disperdere la nostra indignazione nelle bolle sui social, mentre la destra di governo fiancheggiata dai liberali ne approfitta per una subdola azione repressiva e revisionista.
Ogni elezione registra tassi di astensionismo sempre più elevati, ma i voti condizionati da mafie e clientelismi non risentono della disillusione, semmai aumentano in percentuale.
L'augurio che voglio farvi - o meglio farci - è che ci riprenderemo il potere.
Per riprenderci il potere non servono grandi ambizioni: informarsi, partecipare, votare, protestare, creare massa critica.
L'alternativa spesso esiste e, quando non esiste, va costruita con idealismo e realismo.
Molte conquiste e libertà che oggi diamo per scontate, lentamente si stanno mettendo in discussione.
Nell'auspicio di stare tutti e tutte dalla stessa parte, buon 2026!