Il reddito di dignità è una minaccia (per chi?)
Il reddito di dignità/cittadinanza è una minaccia: come farà la ndrangheta, come faranno portatori di voti e personaggi influenti del territorio a "controllare" migliaia di reggini che escono dallo stato di povertà (e ricattabilità)?
E il contratto di lavoro a 500 € al mese? E il finto part-time?
Poveri pure certi imprenditori e chi cerca di gonfiare i dati sull'occupazione, che nessuno indaga sulla qualità del lavoro.
Sono convinto che neanche a una parte del centrosinistra piaccia tanto l'idea, ma l'operazione simpatia Schlein porta ad alcuni sacrifici, tra cui cedere a dei compromessi con il Movimento 5 Stelle.
Allora, è proprio per queste ragioni che il reddito di dignità/cittadinanza va sostenuto con forza.
E non si può identificare la persona di Pasquale Tridico, patron del Reddito di Cittadinanza durante il Conte 1, con l'infame classe politica di centrosinistra che ci ha fatto tollerare in questi anni Occhiuto.
Non è più una questione di "due facce della stessa medaglia" nella competizione elettorale, quando il candidato presidente è una figura di spessore ed espressione del Movimento 5 Stelle, che nella Calabria feudo di Forza Italia e del PD assume un forte valore di discontinuità e riscatto.
Siccome credo nell'importanza di un solido progetto alternativo al bipolarismo feudatario reggino e calabrese, rispetto e sostengo in prima persona l'impegno in questa direzione, ma un interrogativo dobbiamo porcelo perché idealismo e pragmatismo devono viaggiare assieme.
Chiediamoci entro ottobre 2025 quale orizzonte politico siamo in grado di costruire: io vi dico che liberali dall'interno (come Renzi con il Conte 2) e destre dall'esterno saboteranno con ogni mezzo il progetto politico di Tridico, con beneplacito della ndrangheta che non vuole perdere il controllo sociale.
Davanti a questa certezza, come in una "situation room" migliaia di reggini e calabresi devono scegliere quale sarà la migliore strategia e il miglior voto da adottare.