Precari Giustizia: per una stabilizzazione certa e senza compromessi

Oggi il piazzale del CeDir ha ospitato un'assemblea largamente partecipata dal personale precario Giustizia del territorio, verso l'obiettivo di una stabilizzazione certa e senza compromessi, su impulso di USB insieme a CGIL e UIL.

Oggi, cari colleghi e colleghe a tempo determinato, è il nostro anniversario al contrario: saremo alla porta delle nostre sedi giudiziarie se non rientreremo nella parziale e controversa stabilizzazione di 6000 unità, fondata su criteri che ad oggi non ci è dato sapere.

Eppure il Ministero della Giustizia è sotto organico di almeno 10.000 dipendenti, la lentezza burocratica ha comportato il rischio di procedure di infrazione per il nostro Paese, e l'approccio usa e getta con il personale neoassunto svilisce tanto la dignità lavorativa quanto l'efficacia di un settore pubblico essenziale.

Si taglia sulla Giustizia, dove contiamo il maggior numero di dipendenti pubblici precari, e guardacaso anche su Sanità e Istruzione: viviamo in un Paese che smantella i diritti sociali e rinuncia al futuro.

Questa è un'involuzione chiamata neoliberismo: una visione di società "meno Stato" e "più mano invisibile" che aumenta le disuguaglianze e la precarietà, che colpisce il settore pubblico in quanto "zavorra" e trasforma il settore privato nel feudo di qualche grande imprenditore e oligarca.

Questo governo ha respinto gli emendamenti promossi da USB e CGIL che indicavano chiare coperture finanziarie.

Pertanto, l'unico strumento che possiamo adoperare è una forte pressione sindacale e dal basso: si parte da un "autunno caldo" e non per slogan, ma con scioperi e presidi necessari in vista della prossima (e per noi ultima) Legge di Bilancio.

Le decurtazioni di oggi giustificheranno la stabilizzazione di domani, se saremo davvero uniti e proseguirà il percorso comune intrapreso.

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